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Quello che non sopporto …

Vi ricordate la bellissima battuta di Gino Bramieri? “Una definizione del millesimo di secondo? È il tempo che passa tra quando il semaforo diventa verde e quello dietro la vostra auto vi suona il clacson per partire…“. E come dimenticare il comico Gioele Dix con il suo famoso personaggio, l’automobilista che, essendo automobilista, è sempre, costantemente inc…zato nero?
Beh, non è un mistero… il mestiere di automobilista può essere a volte divertente, ma molto spesso stressante. Ho cercato qui di raccogliere qualche situazione che personalmente non sopporto. Spero che la cosa possa risultare interessante ma soprattutto sia lo spunto per farci anche due risate sopra.

Non sopporto quello dietro di me su un mostro 6000 di cilindrata che la mattina presto, sulla salita di ingresso all’asse attrezzato, accelera come un matto e mi lampeggia gesticolando come se fosse in ritardo per una riunione fondamentale della sua vita, mentre io vado piano perché appena partito e con il motore ancora freddo … e poi, finalmente entrato sulla strada a scorrimento veloce, mi supera guardandomi in cagnesco dall’alto in basso con un’espressione che dice più o meno “dove cavolo vai così piano, miserabile, che fai perdere tempo alle persone che c’hanno da fare?“ per poi assestarsi subito dopo su una velocità da pensionato e, chiaramente, come ogni volta, mi trovo a ri-sorpassarlo dopo circa 30 secondi.

Non sopporto quegli autisti che frenano improvvisamente causando il rallentamento di tutte le auto dietro, compresa la mia, e poi cominciano ad andare pian pianino, fin quando non passiamo tutti di lato ad un mezzo che sta lavorando alla potatura delle siepi a lato strada che non invade assolutamente la corsia e che non dà nessun problema … e dopo l’”immane pericolo“ scampato (e il tempo infinito perso) riparte tranquillo, tutto contento del suo essere “autista coscienzioso“.

Non sopporto la signora anziana, con testa incassata nel collo e cappello anni ’20 d’ordinanza, che di prima mattina si posiziona in mezzo alla strada (la maledetta strada che devo percorrere anche io ogni mattina) ad una velocità di poco superiore alla camminata umana, e che continua imperterrita ad andare, incurante della fila biblica che nel frattempo si è formata alle sue spalle, e che ad un certo punto mette la freccia a destra per la gioia e l’esultanza di tutti gli automobilisti che la seguono, ma che poi supera più di 5 traverse prima di girare e liberare la strada, con ovazione e ola di tutta la fila.

Non sopporto quegli autisti, che in presenza di un incidente, con polizia e ambulanza già sul posto, sfilano di lato sulla corsia completamente libera, ma rallentano fin quasi a fermarsi pur di vedere bene ogni particolare dell’incidente e soprattutto scovare qualche persona ferita per poterlo così raccontare a colleghi ed amici.

Non sopporto entrare nella mia auto parcheggiata a lato di una strada completamente libera, accendere il motore, mettere a posto delle carte nel cassetto, mettermi la cinta (e nel frattempo il motore si è un po’ scaldato e non gli ho “tirato il collo“ partendo subito a razzo), pensare mentalmente per 2 secondi che “…si, è veramente presto, non si vede un’anima viva…“, mettere la freccia per immettermi sulla strada, mettere il muso fuori e frenare di botto perché proprio in quel momento un’auto, comparsa dal nulla, ha deciso di passare proprio lì, in quella viuzza insignificante, in quel preciso istante, prima automobile dopo tre ore e mezza dal passaggio dell’ultima figura umana che si era trovata da quelle parti.

Non sopporto quelle mamme con il bambino nel passeggino che devono attraversare una strada e che, pur vedendo che arrivano macchine da tutte le parti, si fiondano comunque sulla via mandando avanti il passeggino alla stregua di un ariete medievale, già belle cariche e pronte ad inveire contro il malcapitato autista che arriverà per primo e che sarà inevitabilmente costretto a frenare in maniera brusca.

Non sopporto i furbetti che appena passa un’ambulanza a sirene spiegate, la fanno diligentemente passare, salvo poi inserirsi nella sua scia e andare come pazzi dietro il mezzo di soccorso in modo da evitare tutto il traffico.

Non sopporto quegli autisti che, su una via apparentemente libera, seguono traiettorie strane, rallentano senza motivo, vanno piano incomprensibilmente e che, al momento di superarli, li vedi con una mano sul volante e una mano con il cellulare all’orecchio.

Non sopporto quelli che con l’auto occupano un posto di passaggio o, peggio, il tuo posto macchina, e scendono per parlare con qualcuno, ed al momento in cui arrivi tu e ti fai notare cacciando la freccia, oppure accelerando, o lampeggiando (perché loro, per la miseria, non si erano accorti che eri arrivato), alzano l’indice della mano destra accompagnando il tutto con un “… ecco … un momento!“, finiscono il discorso che stavano facendo e, con una calma insopportabile, rientrano in auto e finalmente se ne vanno.

Non sopporto quegli autisti che, su una strada a scorrimento veloce, restano posizionati sulla corsia di sorpasso, camminando più o meno alla stessa velocità delle auto della corsia di destra e che restano in quella posizione per chilometri, infischiandosene della fila di macchine dietro, e che magari il primo della fila sono io che mi sono detto “… non mi va di lampeggiargli … non sopporto chi mi lampeggia dietro per sorpassarmi! Tanto, appena la corsia di destra si libera, rientrerà da solo lasciando strada…“, e dopo chilometri di corsia destra completamente libera, alzano impercettibilmente la testa notando lo specchietto retrovisore e finalmente rientrano.

Non sopporto quegli autisti che, quando qualcuno gli frena improvvisamente davanti per poi svoltare senza aver cacciato la freccia, restano inchiodati anche loro per arrabbiarsi e gesticolare contro il pirata della strada che, nel frattempo, si allontana indisturbato, e continuano imperterriti a gesticolare e a inveire mentre anche noi, dietro di loro, siamo stati costretti a frenare e siamo obbligati ad aspettare in coda che finisca tutto il siparietto di gesti, maledizioni e improperi all’indirizzo di quello che, ormai, sarà già arrivato a casa.