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Qashqai "craccato"?

Un personal computer è sempre esposto al rischio di contrarre virus informatici. In seguito all’infezione, i problemi che si presentano possono essere i più disparati. Si va da quelli innocui o quasi (ricordo che parecchio tempo fa il mio pc si beccò un virus che faceva oscillare e infine crollare in fondo allo schermo le parole dei documenti di Word subito dopo essere state digitate) a quelli particolarmente nocivi, che nei casi più gravi culminano con la compromissione dell’hard disk e la perdita o diffusione di dati sensibili.
Quale che sia il problema che potrebbe affliggere il vostro computer, ben difficilmente vi ritrovereste in pericolo di vita. Ma cosa succederebbe se a contrarre un virus fosse la vostra automobile?
In California, a San Diego, un team di ricercatori ha condotto esperimenti su nuovi modelli di macchine dotate di OBD-II (letteralmente On-Board Diagnostic), una porta diagnostica standard divenuta obbligatoria negli Stati Uniti su tutti quei modelli dotati di computer di bordo.
Ebbene, la scoperta, a dir poco inquietante, è che risulta possibile «hackerare» l’auto da remoto, istruendo il computer di bordo per fargli compiere ogni genere di manovra sconsiderata, dalla frenata forzata allo spegnimento del motore, finendo con la disabilitazione totale dell’impianto frenante.
I ricercatori hanno dimostrato come sia possibile prendere il controllo «a distanza» di una vettura-bersaglio sulla quale sia stato preventivamente installato e attivato un apposito software, il tutto avvalendosi di quella stessa rete cellulare che le aziende produttrici impiegano per impacchettare ogni sorta di caratteristiche aggiuntive «interconnesse» alle proprie vetture : diagnostica remota, recupero di un mezzo rubato, aggiornamenti e così via.
Anche se l’attacco può essere portato a una vettura solo dopo essersi connessi «fisicamente» al suo ingresso digitale (manovra indispensabile per trasferire nel computer di bordo il virus informatico), lo studio mette in guardia dai rischi che si corrono trasformando le automobili in una sorta di «iPad» su ruote, conferendo così una inconsueta vulnerabilità a quei sistemi elettronici normalmente preposti alla nostra sicurezza.
Un grido d’allarme che difficilmente arriverà alle orecchie di chi, fiutando il business, si è già attivato per trasformare autovetture come il nostro amato Qashqai in veri e propri gadget elettronici aggiornabili tramite OBD con software di terze parti.