Mercato AutoConsumi

De profundis per le automobili?

ginevra

L’automobile non ha futuro. E’ questo, in estrema sintesi, il pensiero del politico tedesco Daniel Cohn-Bendit, europarlamentare verde e leader di “Europe écologie”.
Nel suo libro dal titolo “Osare di più. Morte e rinascita della politica”, Cohn-Bendit ricorda come nel mondo sia stato ormai raggiunto un livello insostenibile di sovrapproduzione dell’automobile e traccia uno scenario prossimo venturo in cui questo mezzo di locomozione privato andrà più o meno velocemente a scomparire.
L’Unione Europea punta ancora oggi, e molto, sulla creazione di automobili, tanto che in essa si concentra ben il 35% della produzione mondiale. Un giro d’affari enorme, che coinvolge 12 milioni di famiglie.
Il problema è che si producono molte più automobili di quante ne sono effettivamente necessarie, per cui è inevitabile che non si possano salvare dalla crisi del settore tutte le fabbriche europee. A meno, ovviamente, di non implementare una politica assistenzialista di stato per la produzione di merci inutili, costosa per il cittadino e nociva per l’ambiente.
Sempre secondo Cohn-Bendit, l’unico modo per far sopravvivere ancora un po’ l’industria dell’automobile sarebbe quello di costringere la gente a cambiare macchina sempre più spesso: una follia che porterebbe al disastro ecologico e sociale.
Dunque qual è la soluzione?
Avere il coraggio di dire a tutti ― politica, imprese, sindacati, lavoratori e alla società in generale ― che l’era dell’automobile è finita e che bisogna gestire non il suo rilancio, bensì la sua riduzione e limitazione, evitando assurdi assistenzialismi e, al contempo, investendo in altre produzioni compatibili con la grave crisi ecologica che stiamo vivendo.
Da scordare, in ultima analisi, la possibilità di spostare il mercato tra Cina e India. In primo luogo perché lo sviluppo incontrollato di quei paesi decreterebbe la nostra fine “grazie” a un insopportabile innalzamento di inquinamento e consumo energetico, e poi perché è utopistica la prospettiva di piazzare a loro le nostre automobili, dal momento che se le produrrebbero da sé ― e già lo fanno ― a costi nettamente inferiori.